L’Istituto Santa Famiglia, è formato da coniugi cristiani, ed è opera della Società San Paolo ed aggregato ad essa. La condizione dei membri è la secolarità, in quanto essi aspirano alla perfezione evangelica nel mondo secondo il loro stato ed esercitano l’apostolato “operando dall’intimo delle realtà terrene” . I membri tendono ad imitarepiù profondamente lo stile di vita della Famiglia di Nazareth con l’aiuto dello Spirito Santo. Nella loro condizione secolare e nell’ambito dei loro impegni sociali, i membri si dedicano alla diffusione del messaggio della salvezza, principalmente secondo l’apostolato e lo spirito della Società San Paolo e delle altre Congregazioni della Famiglia Paolina, allargando così ai settori più diversi l’azione e l’influsso della sua missione specifica.

 

 

Il Beato Giacomo Alberione e l’Istituto Santa Famiglia

BEATO GIACOMO ALBERIONE

Giacomo Alberione nasce a San Lorenzo di Fossano (Cuneo, Piemonte) il 4 aprile 1884, quinto figlio di Michele e Teresa Allocco.

Nell’ottobre 1900 entra nel seminario diocesano di Alba e il 29 giugno 1907 viene ordinato sacerdote.  Il 20 agosto 1914 dà inizio, in Alba, alla Società San Paolo per l’evangelizzazione con gli strumenti della comunicazione sociale, seguita dalle altre fondazioni che costituiscono la Famiglia Paolina: Figlie di San Paolo, Pie Discepole del Divin Maestro, Suore di Gesù Buon Pastore, Istituto Regina Apostolorum per le vocazioni (Suore Apostoline); gli Istituti aggregati: San Gabriele Arcangelo, Maria SS.ma Annuziata, Santa Famiglia e Gesù Sacerdote; i Cooperatori Paolini.

Fa più volte il giro del mondo per incontrarsi con i suoi figli e figlie sparsi in tutti i continenti della terra e spronarli ad una vita sempre più contemplativa e apostolica.  Il segreto della sua vasta attività apostolica va ricercato nella sua vita interiore protesa in un crescendo continuo a realizzare le parole dell’apostolo Paolo: “Non son più io che vivo, è Cristo che vive in me” (Gal 2,20).

Il 26 novembre 1971, all’età di 87 anni, confortato dalla visita e dalla benedizioni del papa Paolo VI, lascia la terra per fare ritorno alla Casa del Padre.

È stato beatificato da papa Giovanni Paolo II, a Roma, il 27 aprile 2003.

 

La nostra Storia

Don Alberione ha sempre avuto un’attenzione tutta particolare alle famiglie già molto tempo prima che l’Istituto nascesse. In comunione con il magistero di Leone XIII, egli affermava che:

“Dio, volendo restaurare ogni cosa in Gesù Cristo, dispose che Egli iniziasse la sua opera presentando a tutte le famiglie un perfetto modello ed esempio nella famiglia di Nazareth. Nella Santa Famiglia, infatti, i padri, le madri, i figliuoli trovano divine lezioni di pazienza, di castità, di amore familiare, di laboriosità, di religiosità. Là Gesù visse, lavorò, pregò per tanti anni e così la restaurazione cominciò dalla famiglia”

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Alcuni preliminari

Don Alberione, esortato dall’Enciclica sulla famiglia Arcanum divinae sapientiae di Leone XIII, volle organizzare nella diocesi di Alba un’associazione denominata “Sacra Famiglia” che aveva lo scopo di tradurre in pratica gli inse-
gnamenti del pontefice. Questa esperienza segnò molto il Fondatore, tanto da impostare l’intera Famiglia Paolina nella evangelizzazione della società tenendo presente sia le famiglie che i laici. Ecco allora il progetto di Famiglia Paolina, in cui a consacrati religiosi si univano anche consacrati laici. Qualche dato a conferma di quanto don Alberione portava nel cuore fin dagli inizi della fondazione
:

Nel 1931 tenne a battesimo il primo numero della rivista Famiglia Cristiana, settimanale cattolico per tutte le famiglie italiane.

Nel 1932 scrisse in Donec formetur Christus in vobis: «La vocazione del religioso è di natura speciale: Si vis perfectus esse; quindi include una volontà essenziale di farci santi: e vale per l’uomo, la donna, il sacerdote; persino sono possibili condizioni speciali per il coniugato e per il secolare, purché in condizione di adempiere i doveri» (n. 88).

 Nel 1954 disse alle Figlie di san Paolo: «Una famiglia di cooperatori arrivò fino ai voti religiosi temporanei da osservarsi in casa come si possono osservare in famiglia» (Prediche 1954, p. 157).

Il 16 dicembre 1958 tenne un incontro con i Paolini/e che seguivano gli Istituti secolari come lui li chiamava e affermò: «Si può suggerire anche ai coniugi una vita consacrata a Dio con i voti» (Diario di don Antonio
Speciale).

Nel 1963 fondò la “Pia Unione delle famiglie cristiane” per «alzare il livello spirituale e umano di tutte le famiglie: moralmente sane, rettamente costituite, di pratica vita cristiana…» (Decreto, 22 aprile).

L’avvio concreto

Domenica 15 ottobre 1972, a Trieste, le prime otto coppie di sposi venivano ammesse come novizi nell’Istituto, e nel dicembre dello stesso anno, alla ventina di coppie costituenti il primo nucleo del nascente Istituto, il Superiore
generale don Luigi Zanoni rivolgeva questo messaggio augurale:

“Cari membri
dell’Istituto Santa Famiglia, con tanta gioia vi presento il mio saluto personale,
della Congregazione a cui siete uniti, della Famiglia Paolina, della quale siete
membri, e che in voi, secondo la mente del nostro fondatore don Giacomo Alberione, ha il suo completamento definitivo. Già 25 anni fa, quando ero direttore di Famiglia Cristiana il Fondatore pensava a voi. Mi parlava e mi scrivevadi voi, desiderava che Famiglia Cristiana divenisse lo strumento di una grande unione di tutte le famiglie cristiane, perché vivessero santamente e soprannaturalmente il carisma e la vocazione del matrimonio. Ricordo che qualche tentativo si è fatto, ma forse i tempi non erano ancora maturi. Ora siete una realtà; piccola, sconosciuta, ma santamente vitale, come i germi dei grandi alberi che nascono a primavera. La vostra primavera è spuntata il 26 novembre 1971, il giorno della morte del Fondatore. Voi siete nati in quel giorno: prima grazia di un santo che tornava a Dio. Con questi inizi, del tutto soprannaturali, il vostro Istituto diventerà grande, lievito di fermento nella massa del mondo, sempre più numeroso. Avrete grazie, avrete meriti, avrete dei grandi santi. E la Famiglia Paolina avrà in voi benefici immensi. La vostra nascita è una data storica della Famiglia Paolina. Conla vostra presenza essa si sente completa, più ricca, più santa. Siete quindi i benvenuti, i beniamini, i prediletti. Benediciamo insieme il Signore e camminiamo con tanta gioia e tanta fiducia con il cuore sempre rivolto verso il Paradiso”.

La specificità di don Alberione nella elaborazione dello Statuto la si evince nel momento in cui si comprende di come, con forza, abbia voluto ribadire che l’Istituto è composto da famiglie cristiane e quindi da laici sempre orientati e guidati da un presbitero. In questo modo egli vuole andare oltre la dizione del Codice di Diritto canonico quasi superando sia la finalità della pietà e della carità che quella del culto. Da non dimenticare la dichiarazione di principio che è stata inserita come prefazione dello Statuto, la quale chiarisce in maniera lapidaria la dottrina alberioniana sulla famiglia, fondata sulla Parola di Dio e sul magistero di Leone XIII, che per il Fondatore è fondamentale.

Approvazione pontificia

In conclusione, il 19 aprile 1982 il Superiore generale della Società San Paolo, don Renato Perino, chiedeva alla Santa Sede che l’Associazione Santa Famiglia, fondata da don Alberione nel 1956 e “approvata” il 22 aprile 1963, conosciuta come Istituto “Santa Famiglia”, opera propria della Società San Paolo e ad essa aggregato e ne fosse approvato lo Statuto. L’approvazione fu data ad experimentum dalla Santa Sede il 19 giugno 1982 e in forma definitiva il 19 marzo 1993,sottoscritta da Eduardo Card. Martinez Somalo, Prefetto, e dal vescovo Francisco Javier Errazuriz Ossa, Segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica (prot. n. A 77-1/81). Nel Decreto di approvazione definitiva dello Statuto si fa riferimento all’Istituzione alberioniana del 1963 ed è proprio per questo riferimento e continuità che l’Istituto Santa Famiglia, originato da quell’Associa-zione, può dirsi fondato da don Alberione.