Il talento è un debito: la lezione di Paolo e Giacomo
Ci sono parole che hanno bisogno di tempo per fiorire. Inizia oggi un viaggio di 10 giorni verso la Festa del 30 Giugno 2026, per riscoprire – tra gli scritti del Beato Giacomo Alberione e le riflessioni di Don Franco Soliman – che nessuno di noi è un’isola.
Provate a immaginare un uomo che, per più di trent’anni, annota pensieri su fogli sparsi, scrive articoli, parla ai suoi figli spirituali. È un mosaico che si compone giorno dopo giorno, tra il 1933 e il 1969. Oggi quelle riflessioni sono raccolte nelle oltre 1500 pagine di “Carissimi in San Paolo”, ma non sono un reperto archeologico. Sono tracce vive. Il Beato Giacomo Alberione non scriveva per il suo tempo, scriveva per noi.
Oggi è iniziata la Novena che ci porterà alla Festa di San Paolo Apostolo del prossimo 30 Giugno. Ed è un inizio che scuote, perché ci mette davanti a uno specchio e ci interroga su ciò che siamo.
Il disegno dietro il dono
La voce di Alberione, che apre questo primo giorno, ci suggerisce un’idea meravigliosa: San Paolo non è diventato un comunicatore per caso o per ambizione. È nato “predicatore e scrittore” perché c’era un disegno di grazia che doveva raggiungere persone nate secoli dopo di lui.
È una prospettiva che ribalta il nostro concetto di talento. Spesso pensiamo alle nostre capacità come a una proprietà privata, qualcosa da esibire o da usare per la nostra scalata personale. Alberione ci dice l’esatto contrario: il talento è un debito. Paolo ha ricevuto dei doni non per gloriarsi, ma perché quegli strumenti servivano alla salvezza di tutti. Erano, nel senso più nobile del termine, un bene comune.
Diversi nel punto di partenza, uguali nella meta
Ma come si vive questa consapevolezza oggi, in un mondo che ci spinge all’individualismo? Oggi, nel primo video della Novena, Don Franco Soliman, Sacerdote della Società San Paolo (SSP), ci aiuta a tradurre il carisma del Fondatore nella lingua dei nostri giorni.
Il suo commento scava in una tensione che viviamo tutti: la differenza tra i doni che abbiamo ricevuto. Don Franco ci ricorda che è vero, siamo diversi nei talenti, ma dobbiamo essere “uguali nel fine”. È questo il cuore del messaggio di oggi. Non conta quanto “splende” il nostro dono, conta verso chi lo orientiamo. Il premio che Dio ci promette non è una medaglia al merito individuale, ma il frutto di una vita che ha saputo farsi carità, esattamente come ha fatto Paolo.
Dieci giorni di sosta
Il percorso che iniziamo oggi è scandito da un ritmo preciso: una preghiera che apre il cuore, l’ascolto della parola del Beato Alberione, la riflessione di Don Franco e un affidamento finale. È una sosta necessaria.
Vi invitiamo a guardare il video di questo primo giorno. Non è solo un contenuto religioso, è l’occasione per chiederci: cosa sto facendo del mio talento? Lo sto trasformando in un ponte o lo sto chiudendo in un cassetto?
Prepararsi al 30 Giugno significa iniziare a camminare verso la meta con un passo nuovo. Quello di chi sa che il proprio bene è strettamente legato a quello degli altri.
Équipe Comunicazione
Istituto Santa Famiglia
Guarda il video del 1° Giorno della Novena:

